Tuo figlio non è il voto che prende a scuola

La nostra generazione è sempre più competitiva. Sogniamo che i nostri figli siano “perfetti”, i più bravi a scuola, i titolari fissi nella squadra di calcio in cui si allenano, che sappiano l’inglese come parlanti madrelingua, ecc.

Siamo convinti che il successo scolastico sia la condizione necessaria per assicurarci che nostro figlio da grande faccia le scelte giuste, vada nell’università più prestigiosa, frequenti la facoltà che gli apra più sbocchi, faccia una carriera da manager.

Non c’è nulla di male nel desiderare il meglio per i nostri figli e nel prodigarci per far sì che lo ottenga. Ma siamo proprio sicuri che così facendo non rischiamo di perdere di vista la felicità dei nostri figli e quelle abilità che contano veramente nella vita?

Prima che essere persone di successo, dovremmo preoccuparci che i nostri figli siano “belle” persone.

Spesso ci concentriamo unicamente sul voto ottenuto in una verifica,  dimenticando che i nostri figli valgono indipendentemente dal successo scolastico.

È fondamentale cercare di assecondare le inclinazioni personali, le passioni, di alimentare l’interesse che provano verso un determinato ambito.

Dobbiamo sostenere i loro fallimenti, senza intrometterci nelle loro vicende scolastiche pressandoli o ponendoci in maniera minacciosa.

Abbiamo il compiti di far capire ai nostri figli che il voto è sì importante, ma è fondamentale soprattutto ciò che apprendono e l’approccio che hanno, lo sforzo che ci mettono.

Come genitori, dobbiamo essere prima di tutto garanti della felicità dei nostri figli. Abbiamo il dovere di farli sentire stimati, amati, come persone uniche, che hanno un valore, al di là del voto che prendono a scuola.

Poi, se i nostri figli crescendo saranno persone serene, soddisfatte e motivate, allora i successi arriveranno. Di questo possiamo essere certi.

 

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