Il segreto dei nomi dell’IKEA? La dislessia del suo ideatore

Avremo notato tutti quanto sono bizzarri e spesso impronunciabili i nomi dei mobili dell’Ikea. Questo perchè lo svedese non è certo una lingua di facile approccio, soprattutto per noi italiani.

Eppure, dietro alla loro ideazione si nasconde una logica ben precisa, quasi geniale.

  • nomi di località norvegesi per letti, guardaroba e mobili da salone:
  • località svedesi per divani, poltrone, sedie e tavoli da pranzo: nomi di
  • professioni, nomi maschili scandinavi per le librerie (pensiamo alla famosa Billy!)
  • unità di misura, stagioni, mesi, giorni, termini nautici per l’illuminazione
  •  uccelli e parole descrittive per i prodotti per l’infanzia

E così via…

Oggi, scopriamo il perché di questa scelta particolare, grazie al racconto della sorella di Ingvar Kamprad, uno dei fondatori di IKEA, che ha spiegato come l’idea venne a suo fratello e lei, quando l’attuale multinazionale era ancora un’azienda familiare, per venire incontro ad una specifica necessità di Ingvar, che essendo dislessico aveva difficoltà a ricordare i codici dei prodotti. Nacque così l’intuizione di associare ad ogni mobile oggetti familiari a cui fosse in grado di risalire.

Uno strumento compensativo – potremmo dire – che però si è rivelato anche un efficacissimo strumento di marketing.

 

 

Dalla Danimarca arriva la ricetta della felicità per i nostri piccoli

E’ la Danimarca il paese più felice del mondo, secondo il World Happiness Report.

Ma qual è il segreto di tanta felicità? Di certo non il clima, ironizza qualcuno. Sembrerebbe che la chiave sia da ricercarsi nell’infanzia. E che ci sia un metodo ben preciso per educare alla felicità i nostri piccoli sin dalla nascita.

La giornalista e psicologa Jessica Joelle Alexander e la psicoterapeuta a Iben Dissing Sandahl giurano di aver trovato gli ingredienti misteriosi di questo stato di grazia e li rivelano nel loro libro “Il metodo danese per crescere bambini felici” (Newton Compton Editori- 10 euro).

Noi di A Modo Mio abbiamo provato a riassumerli per voi, dopo esserci dedicati alla lettura di questo simpatico opuscolo.

  • Genitori sereni e gioiosi crescono ragazzini simili a loro
  • La leggerezza è un’arte che si impara da piccoli
  • Pensare positivo, sempre
  • Non eccedere con le lodi
  • Premiare lo sforzo più che il risultato
  • Zero sculacciate
  • Giochi liberi dove liberare la fantasia
  • Niente compiti a casa

La parola per definire tutto questo è Hygge. ‘Stare insieme in modo accogliente’ è un valore danese

 

Un asilo dai 3 ai 90 anni dove bambini e anziani giocano insieme

A Piacenza è stato realizzato un asilo dove anziani e bambini “crescono” insieme, tra letture animate e lezioni di cucina.

Un luogo dove si sperimenta l’inclusione, dove gli estremi si incontrano e la solidarietà la fa da padrona.

Si chiama ‘educazione intergenerazionale‘ e sembra proprio che questo modello virtuoso – il primo in Italia – sia destinato a essere replicato altrove.

Nella casa di riposo l’atmosfera è cambiata da quando i bambini scorazzano qua e là con disegnini tra le mani e filastrocche da imparare.

A contatto con i “grandi vecchi” i piccoli imparano a non avere paura di rughe e disabilità, spiega Valentina Suzzani, responsabile pedagogica dell’asilo. “Così il deambulatore diventa un triciclo da spingere, la carrozzina del nonno una macchina sportiva, e se per gli anziani i piccoli sono una ventata di gioia, i bambini attingono alla saggezza e all’ironia di chi ormai non ha più fretta”.

 

Imparare una seconda lingua da piccoli: i benefici per il cervello

Crescere con due lingue viene spesso considerato dannoso o inutile per lo sviluppo del bambino, o per la sua integrazione in una nuova comunità. Il bilinguismo è ancora circondato da pregiudizi e falsi miti che rendono più difficile lo sviluppo di due lingue nella prima infanzia e il mantenimento delle lingue minoritarie.

In realtà, la ricerca scientifica condotta negli ultimi decenni su scala internazionale ha evidenziato i numerosi vantaggi che l’apprendimento di una seconda lingua fin dalla più tenera età può apportare a livello cognitivo e nella vita quotidiana.

I bambini imparano qualsiasi lingua senza sforzo, esattamente come imparano a camminare. Il bilinguismo infantile è diverso dall’apprendimento di una seconda lingua in età adulta: è un processo spontaneo che ha luogo se il bambino ha abbastanza occasioni di sentire due lingue e motivazione ad usarle. Il cervello del bambino è perfettamente capace di ‘gestire’ due o più lingue contemporaneamente.

Ecco alcuni dei numerosi vantaggi linguistici e cognitivi del bilinguismo

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Dislessia: come riconoscerne i segnali?

Troppo spesso le difficoltà scolastiche vengono attribuite a pigrizia, svogliatezza, bassi livelli di intelligenza, ma in realtà possono nascondere la presenza di un disturbo specifico dell’apprendimento. È fondamentale, perciò, di fronte a un fondato sospetto di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), effettuare il prima possibile una valutazione approfondita. Un intervento precoce, infatti, permette di attivare supporti scolastici ed extrascolastici volti a migliorare il rendimento scolastico del bambino.

Qui di seguito riportiamo una serie di indicatori (suddivisi per età) che possono orientare insegnanti e genitori nell’individuazione di un possibile disturbo specifico dell’apprendimento. Va sottolineato che queste caratteristiche non rappresentano un indice diagnostico, ma solo un indizio della plausibile esistenza di un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA).

fonte: www.trainingcognitivo.it

Cosa sono la Dislessia e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)?

I DSA sono delle difficoltà che si presentano solo negli ambiti specifici della lettura, scrittura e calcolo. Questi disturbi non hanno nessun legame con alcun tipo di ritardo mentale o cognitivo. I DSA possono essere distinti in:

Dislessia: è la specifica difficoltà nell’apprendimento della lettura. Si impara a leggere con molta difficoltà e in tempi molto più lunghi rispetto agli altri; la lettura resta lenta, confusa o impacciata, si fanno tanti errori, spesso non si tiene il rigo di lettura.

Disgrafia: è la difficoltà specifica del livello grafo-esecutivo. Si scrivono i segni alfabetici e numerici con tracciato incerto, irregolare, disordinato, confuso, si cambia in modo imprevedibile il carattere, per esempio si inizia a scrivere una parola in corsivo e all’improvviso si continua a stampatello o viceversa.

Disortografia: è la difficoltà nell’imparare le regole ortografiche. Si scrive in maniera errata le parole, gli accenti, gli apostrofi, le forme verbali, si staccano in modo errato le parole o viceversa e si uniscono erroneamente etc.

Discalculia: è la difficoltà nelle abilità di calcolo o della scrittura e lettura dei numeri.

La Dislessia, Disgrafia, Disortografia e Discalculia possono manifestarsi tutte insieme (ed è il caso più frequente) oppure comparire isolatamente.

Per approfondimenti vedi il Documento della Consensus Conference 2007, cioè le definizioni più recenti sul tema dei DSA della comunità scientifica.

Corso di lingua italiana per bambini e ragazzi stranieri

L’associazione A Modo Mio organizza un corso di lingua italiana gratuito per bambini e ragazzi stranieri.

Il corso verterà sulla regole grammaticali di base e sull’arricchimento del lessico italiano.

Sono previsti due incontri settimanali per un totale di 30 ore nei mesi di aprile e maggio.

I corsi si terranno presso la sede dell’Associazione A Modo Mio, sita a Capezzano (a pochi passi da Salerno), in via San Bartolomeo 41.

Per informazioni sugli orari e i giorni: info@associazioneamodomio.it